L’Altrove è una stanza senza pareti
"È quell'istante in cui ti rendi conto che ciò che ieri vedevi in modo cristallino, oggi ti appare ribaltato."
Nel mondo del branding, siamo abituati a muoverci dentro perimetri. Brief, progetti con aspettative di performance nel breve termine, standard interni ed esterni da rispettare. È un esercizio di precisione, stimolante ma a volte troppo geometrico, dove la soddisfazione si misura sul volto del cliente o nei dati del consumatore.
Poi, ogni sei mesi, per me scatta uno switch.
Metto nell’armadio le vesti da progettista e indosso i panni del curatore del 12X6 Gallery, il progetto con cui in CBA apriamo i nostri uffici a giovani talenti delle arti visive. Seguire questo progetto significa cambiare totalmente postura: non sono più io a dover trovare le risposte, ma divento un facilitatore del pensiero altrui, rendendo altre persone protagoniste dello spazio. E parlando di illustrazione, tutto si trasforma in un territorio ludico e libero da vincoli.
È una soddisfazione diversa, quasi ancestrale: nutrire la creatività altrui per nutrire la propria.
Nell’ultima edizione, nata dall’incontro con la community tutta al femminile di Illustration Ladies Milano (network internazionale nato per connettere persone da tutto il mondo), ci siamo spinti a esplorare un concetto che ci tocca da vicino: “The Switch - Altrove”.
Per me l’Altrove è un cambio radicale di prospettiva. È quell’istante in cui ti rendi conto che ciò che ieri vedevi in modo cristallino, oggi ti appare ribaltato. È la decisione spaventosa ed emozionante di buttarsi in qualcosa di cui non si ha il controllo, di saltare su un treno in corsa anche se non ci si sente pronti.
Momenti del genere hanno segnato la mia crescita umana e professionale: quando ho lasciato la provincia e gli affetti per inseguire un sogno, o quando una mancanza importante mi ha spinto a cambiare lavoro per trovare una nuova rotta. In quegli istanti l’Altrove faceva paura, privo com’era di confini certi. Eppure, era l’unica via che sentivo di poter seguire.
Abbiamo chiesto a 12 illustratrici di fotografare questo salto nel vuoto. Il risultato non è stata una semplice mostra, ma la scoperta di una verità collettiva.
LA STANZA SENZA PARETI
Dalle didascalie delle 12 opere, reinterpretate in un unico flusso di coscienza, un mosaico di frammenti che formano un unico, grande manifesto sul coraggio della trasformazione.
Se guardi la città dall’alto ti scopri immobile al centro di un movimento costante: silenzio, una sospensione della tua identità tra ciò che hai lasciato e ciò che deve ancora venire. È in quel preciso momento che capisci di dover fare un grande passo, un salto monumentale. La realtà che abitavi è diventata troppo stretta e il corpo deve farsi gigante per riprendere spazio. Finalmente. 1 2
Ma per entrare in certi spazi bisogna lasciar cadere pezzi, convinzioni, abitudini. C’è una bellezza sottile nello smarrimento, in quel non sapere più dove finisce ciò che eri e dove inizia ciò che stai diventando. La verità sta nei frammenti che ti rimangono addosso. 3 4
Da sinistra: Handowin Xuan He, Federica Tumminello, Vittoria Coletta, Federica Cialona
Quando tutto cambia, la mente e il corpo a volte si separano ed esplode una forma stellata arancione: un vulcano emotivo, una forza vitale che cerca un canale di sfogo per ritrovare la propria unione. È uno switch silenzioso che avviene nella percezione prima ancora che nelle cose. Accoglierlo non significa perdere ciò che eri, ma aprirsi a ciò che puoi diventare. 5 6
Eppure, in questo viaggio, arriva sempre l’istante in cui smetti di percepire il tuo corpo come qualcosa di altro da te. Guardi le tue gambe camminare su una spiaggia e provi un senso di gratitudine profonda per quei dettagli che credevi difetti e che ora ti appaiono essenziali. 7 8
Da sinistra: Shut-up Claudia, Alessia Zagaria, Chiara Xie, Costanza Rosi
Perché chi siamo oggi è il risultato di tutti gli spazi che abbiamo abitato, anche solo di passaggio: pareti diverse, luci diverse, frammenti sparsi tra posti che non esistono più come li ricordiamo. 9
Per questo sentiamo il bisogno di creare un microcosmo protettivo, un universo intimo e magico visibile solo con gli occhi interni, fatto di scenari fluidi e luminosi dove sognare e respirare, in equilibrio come su una tavola da surf. È una trasformazione inarrestabile e irreversibile, una risposta all’amore e a nuove consapevolezze, sospesa tra ciò che si era e ciò che, inevitabilmente, si sta diventando. 10 11 12
Da sinistra: Sofia Barbieri, Alessia Epifani, Ozkalemkas Hande, Daria Karachentseva
Questo numero di The Switch e il 12X6 sono la prova di cosa succede quando il design e il branding incontrano l’espressività pura dell’illustrazione indipendente. Non volevamo solo esporre dei quadri, ma generare un ponte. Trasformare l’agenzia in un laboratorio aperto, privo di perimetri protettivi.
Perché, alla fine, l’Altrove non è un posto in cui arrivare. È la condizione di chi accetta l’incertezza, molla gli automatismi e, finalmente, si riscopre sotto una luce nuova.
“I want a new mistake, lose is more than hesitate. Do you believe it in your head? I can go with the flow”









Nome illustratrice: Handowin Xuan He / Titolo illustrazione: Kaleidoscope
A top-down view of Shibuya Crossing. At the center, a girl stands still, a newcomer surrounded by constant movement, her face intentionally invisible, her emotional state readable only through her posture. Her stillness is inner transition: a quiet pause within overwhelming change, where identity is suspended between what was left behind and what is yet to come.
Nome illustratrice: Federica Tumminello / Titolo illustrazione: Io sono Viaggio
“Fare un grande passo” me lo immagino monumentale. È uscire da una porta diventata minuscola, non perché si sia rimpicciolita, ma perché la realtà che abitavamo è diventata troppo stretta per la nostra nuova statura interiore. Sproporzioni necessarie, fatte senza solitudine: uno sguardo familiare che veglia mentre usciamo. Il corpo che si fa gigante per riprendere spazio, finalmente.
Nome illustratrice: Vittoria Coletta / Titolo illustrazione: Forma di passaggio
Non si arriva mai interi dove qualcosa ci aspetta. Per entrare in certi spazi bisogna lasciare cadere pezzi, convinzioni, abitudini. C’è una bellezza sottile nello smarrimento: non sapere più dove finisce ciò che eri e dove inizia ciò che stai diventando. Proprio lì, dove i contorni si confondono, nasce una nuova possibilità di sé.
Nome illustratrice: Federica Cialona / Titolo illustrazione: Il Duomo non si vede da casa mia
Milano la immagini dal Duomo, ma quando ci abiti davvero non lo vedi. Vivi in periferia, tra scatole da aprire e una gatta sicula che punta i piccioni sul davanzale. Il Duomo sullo sfondo è piatto, un’idea di città. L’unica cosa reale è quello che hai portato da giù, tra l’olio di casa e il mini market asiatico.
Nome illustratrice: Shut Up Claudia / Titolo illustrazione: Altrove
Dopo una separazione in cui la mente non è connessa al corpo, si cerca una via d’uscita per ritrovare la loro unione. Al centro di questa frattura esplode una forma stellata arancione: un vulcano emotivo che simboleggia la pressione interna e la forza vitale che cerca un canale di sfogo. Perché dopo ogni separazione, c’è sempre la volontà di riunirsi.
Nome illustratrice: Alessia Zagaria / Titolo illustrazione: Un battito di ciglia
Il cambiamento avviene in un battito di ciglia: programmato, inaspettato, o non voluto. È uno switch silenzioso che accade nella percezione, prima ancora che nelle cose. Accoglierlo significa lasciare spazio a nuovi modi di sentire, vedere, essere. Non è perdita di ciò che eravamo, ma apertura a ciò che possiamo diventare. Parte sempre da noi.
Nome illustratrice: Chiara Xie / Titolo illustrazione: Opportunities to thrive
L’opera riflette su un momento di transizione legato alla migrazione, non come narrazione fissa, ma come trasformazione interiore. Le figure si muovono tra spazi e ruoli diversi, sospese in uno stato intermedio in cui il familiare sfuma e una nuova identità è ancora in divenire. Tra il partire e il diventare, avviene lo switch.
Nome illustratrice: Costanza Rosi / Titolo illustrazione: Casa mia
L’illustrazione racconta il momento in cui ho smesso di percepire il mio corpo come “altro da me”. Su una spiaggia, ho guardato le mie gambe camminare e sentito un forte senso di gratitudine. Quei dettagli percepiti come difetti mi sono apparsi come parti essenziali di un organismo, così ho iniziato a provare per lui un affetto profondo.
Nome illustratrice: Sofia Barbieri / Titolo illustrazione: Ogni parete mi appartiene
Chi sono oggi è il risultato di tutti gli spazi che ho abitato, anche solo di passaggio: pareti diverse, luci diverse, viste diverse. Non un’identità unica e stabile, ma tanti frammenti sparsi tra posti che non esistono più come li ricordo.
Nome illustratrice: Alessia Epifani (Supercandy studio) / Titolo illustrazione: Magic Aura
Magic Aura è il mio interiore che cresce, proteggendomi da ciò che opprime. Un universo non fisico, intimo e magico, visibile solo con i miei “occhi interni”: scenari fluidi e luminosi che narrano la mia visione utopica del mondo. Lontana dalla crudeltà del presente, ho sentito il bisogno di creare un microcosmo tutto mio, uno spazio sconfinato dove sognare e respirare.
Nome illustratrice: Ozkalemkas Hande / Titolo illustrazione: Threshold
A solitary figure moves above the city on a surfboard — inner flow rather than physical stability. A cat, a quiet fragment of familiarity, accompanies the journey. Surrounding flowers envelop the scene, transforming it into a dreamlike landscape where the external world gives way to inner experience. Not rupture, but continuous movement: the threshold between departure and becoming.
Nome illustratrice: Daria Karachentseva / Titolo illustrazione: Mai come prima
Mai come prima racconta la maternità come switch graduale verso qualcosa di profondamente nuovo. Un cambiamento interiore continuo e irreversibile, risposta all’amore, alla responsabilità, a nuove consapevolezze. Sospeso tra ciò che si era e ciò che si sta diventando. Non un’interruzione, ma una trasformazione inarrestabile e fonte di ispirazione.





